lunedì, aprile 06, 2015

Per non dimenticare

Rumore, frastuono, urla e paura.
Brividi ancora oggi nel vedere quello che c'era e ora non c'è più, quello che c'è.
Chi c'era e ora.....

venerdì, aprile 03, 2015

La corsa del Venerdi

Venerdì santo,
4 brillanti,
la vigilia non solo della festa, ma anche del lungo weekend di allenamenti.

Il venerdì con un lavoro di qualità in corsa.
E' stata una settimana intensa, con ottimi lavori di qualità in tutte e 3 le discipline.
Buoni ritmi ma ottimo il recupero fisico tra i vari allenamenti

Oggi in pista, come di consueto.
Alterno il giovedì o il venerdì, a seconda di come meglio riesco ad incastrare gli allenamenti.


Un lavoro misto a ritmo soglia e Vo2max.
3 serie:
1200 rec 200
600 rec 200
400 rec 200
con 2'30" di recupero tra le serie

https://connect.garmin.com/modern/activity/735751666

ottimo lavoro organico e muscolare, con le gambe che tornano a girare e con essere le buone sensazioni.

Sempre maggiore confidenza con le scarpe ZOOT modello Solana, marchio che mi supporterà per la stagione 2015.

Via verso il lungo weekend

Auguri a tutti di una serena Pasqua

venerdì, marzo 20, 2015

Un lavoro di qualità

Dopo qualche periodo di lavori al medio, di km lenti e di allenamenti a bassa intensità, sono tornato a svolgere un allenamento frizzante di qualità in pista.
Credo che sia passato circa un anno dall'ultima volta che ci ho messo piede.
Quasi sempre effettuo lavori di qualità in strada, sul lungomare o su di un percorso asfaltato di circa 1600m.
Però giorno dopo giorno sentivo il bisogno di ridare forza e vigore alla muscolatura delle gambe.
E' come se perdessi di forza e di spinta, ed in questo la pista  ritengo sia il più grande alleato in assoluto.
Il tartan, con la sua reazione irregolare all'impatto del passo comporta continui aggiustamenti si propriocettivi che muscolari.
Di conseguenza si viene a creare una situazione in cui sia a livello organico che strutturale il lavoro è qualitativamente di alto livello.

Ho ripreso con delle ripetute su di una distanza ostile e non facile da gestire: gli 800metri.
Ritmo da tenere poco sotto la soglia anaerobica, quindi per me circa 3'35"/km.
6x800 co 1'30" di recupero in cui percorrevo circa 300m

Ottimo lavoro per riprendere e tornare a lavorare seriamente in vista dei primi appuntamenti della stagione.
Le gambe inizialmente meno libere e sciolte, ma è la normalità dopo un periodo di lavori e km poco brillanti.
Si riparte da qui cercando di dare una maggiore continuità anche alla corsa, così come riusco a dare per la bici ed il nuoto

martedì, marzo 17, 2015

Lecce: Lavoro-Allenamento

Sempre più orientato verso l'altra parte dello sport, quella che viene vissuta allo scuro, magari dietro un portatile, un tablet o un telefonino di ultima generazione.
Un lavoro che spesso di porta a viaggiare, spostarti ed essere vicino a chi segui.
Ho sempre creduto che un preparatore fisico, un tecnico, deve essere prima di tutto un amico, un confidente dell'atleta.
Sempre con la giusta dimensione e distacco, senza troppo dare ma  indubbiamente senza nulla togliere all'atleta.
L'atleta, professionista o amatore che sia, necessità sempre e comunque di stimoli, contatti e della presenza della persona a cui si affida. solo così è possibile dare ed ottenere il massimo da entrambi le parti.
E' un rapporto bidirezionale. Non deve esserci passività da parte dell'atleta. Non si deve subire l'allenamento, ma si deve capire, condividere e soprattutto trasmettere sensazioni ed emozioni. Solo così il percorso intrapreso può realizzarsi pienamente e dare maggiori soddisfazioni.

Quest'anno sarà la mia seconda esperienza diretta sul campo nel seguire un atleta.
Sarà l'occasione per volare oltreoceano, in Texas, e provare assieme a raggiungere quell'obiettivo che ogni triatleta di lunga distanza, volontariamente o meno sogna: KONA.

Per questo si sta lavorando sodo da novembre ormai, con due incontri di valutazioni e con allenamenti continui monitorati ed opportunamente individualizzati e riadattati a seconda delle condizioni attuali del soggetto.
Occorre tenere conto di tutte le fonti  di stress: lavoro, famiglia, routine; ma anche dubbi, ansie e paure.

Dopo un'attenta riflessione ho pensato che fosse giunto il periodo di muoversi anticipatamente. Siamo nelle fasi finali della preparazione (gara 16 maggio). Due mesi esatti ed ora dobbiamo fare tutto al meglio, anzi si deve evitare di fare il peggio.
Mercoledì 11 marzo alle ore 11 ero in treno verso Lecce: 5 giorni di raduno con due atleti della zona che seguo, uno di questi appunto sarà il motivo del mio viaggio in Texas.

Sono stati giorni produttivi e di lavoro.
Giorni in cui ho avuto modo di capire le abitudini, le sensazioni, gli umori degli atleti.
Stando a stretto contatto si possono capire i pensieri, le modalità di svolgimento degli allenamenti, i luoghi in cui essi vengono svolti.
Lecce, come tutto il Salento, presenta un clima molto favorevole per allenarsi.
Un litorale ancora poco trafficato con la presenza costante di vento (fattore sia stressante ma si sicuramente allenante). Lunghi tratti do ve poter fare ritmo, allenare la posizione e simulare determinati percorsi gara.
Spostandosi di poco si ha la possibilità di addentrarsi e cercare salite da affrontare in bici.

Da giovedì a domenica mattina abbiamo svolto 4 giorni di allenamento concentrati e ad alto impatto di volume ed intensità: i raduni servono an che a questo.
Abbiamo concentrato il tutto nel lavoro in bici e corsa, mettendo su un buon volume ed una discreta intensità.
Si è optato per questa formula poiché la gara obiettivo è l'Ironman,quindi una gara di lunga distanza dove la bici e la corsa sono gli elementi caratterizzanti ed a mio avviso maggiormente importanti da controllare ed ottimizzare per rendere al meglio.
Abbiamo avuto la possibilità di provare, testare e collaudare abitudini e strategie alimentari da adottare in gara.

Si è cercato di non lasciare nulla al caso, di perfezionare tutto e ridurre al minimo eventuali variabili negative.
Ho constatato personalmente il comportamento e i parametri fisiologici dell'atleta durante due allenamenti impegnativi del weekend:
 160km di bici e 6km di corsa al sabato
50km di bici e 30km di corsa la domenica.

Ci sono stati scontri e confronti anche duri ed aspri, ma l'allenatore serve a questo.
Serve a motivare ed essere accondiscente, ma soprattutto ad essere duro quando le cose non vanno, o meglio vanno migliorare.

L'esperienza si  è conclusa in maniera positiva con un viaggio di ritorno in treno di circa 5ore, dove ho avuto modo di pensare e capire che è giunto il momento di ottimizzare la mia figura e creare dei raduni mirati per gli atleti che seguo per meglio monitorare le loro abitudini e capacità

giovedì, marzo 05, 2015

Flipper in Pista

Novità, progetti, movimento e voglia di fare sport.
Voglia di condividere quel che si sa, quello che si è appreso nel percorso di studi e nelle proprie esperienze sportive.
Ricordo ancora oggi, sempre molto volentieri, il volto di Emilio D'Aquino (forte triatleta italiano dei primi e metà anni 2000) quando misi piede per la mia prima volta in una zona cambio di una gara di triathlon.
Non sapevo nulla!!!
Cosa portare, cosa fare, cosa non fare...ero li spaesato e cercavo di copiare e imitare i miei vicini di postazione.
Era il 2006.
Ne sono passati di anni e dentro di me mi sono sempre detto: in futuro cercherò di dare a chi inizia quelle piccole conoscenze che sono mancate a me negli esordi.

Il triathlon si è evoluto in maniera esponenziale. I nuovi triatleti crescono di anno in anno in maniera esponenziale.
La lunga distanza prendere sempre più piede e molte volte, anzi troppo spesso ci si dimentica della distanza principe, della distanza olimpionica: il triathlon olimpico.

Per la stagione 2015 proviamo a rimetterci in gioco, attivamente e passivamente, da atleta e da allenatore.
Così nasce l'idea di portare finalmente anche giovani Flipperini ad esordire nelle distanze "brevi".
Un progetto che sta prendendo piede. Tirare su giovani ragazzi che prendano le redini degli anziani, che portino alto e vivo il nome della Flipper Triathlon non solo nelle gare estera ma soprattutto nelle gare italiane, dove ahimè da qualche anno siamo troppo latitanti.

Così nasce l'idea, ci si coordina con  un nuovo amico che si prendere cure degli allenamenti in acqua per in nostri giovani (con il quale ci coordiniamo) mentre io provo a portare avanti il gruppo più adulto nella struttura di Castorano (AP).

Il mercoledì ci si vede in pista di atletica.
Si lavora sulla tecnica di corsa, sconosciuta per la maggior parte degli amatori.
Ritmi, andature, esercizi di elasticità muscolare e tendinea.
Analisi della corsa, consigli e lavori di qualità.

Il tutto sta prendendo forma proprio in questi giorni, con i primi allenamenti assieme e le prime adesioni positive dei ragazzi che danno carica e spinta motivazione per proporre nuove iniziative, nuove collaborazioni e ridare linfa vitale ad una storica società che ha fatto e farà la storia del triathlon in Italia

giovedì, dicembre 04, 2014

Firenze Marathon 2014

Capitano quei giorni, quei periodi in cui la voglia di fare fatica o meglio di gareggiare venga meno.
L'Ironman di Maiorca è passato ormai da 2 mesi e la vena agonistica ancora non torna ai soliti livelli.
L'evento sportivo però suscita in me sempre un grande fascino, ed anche se non da protagonista in gara, decido di essere presente e godermi una giornata di sport.
La presenza, il giorno della gara, di atleti che seguo fa il resto e mi convince a partire.
La compagnia è davvero buona, di quelle che non ti faranno annoiare sicuramente. Così sabato 29 alle 9:25 prendiamo il treno: direzione Firenze.

Porto con me scarpe, pantaloncini e maglietta, l'idea di correre ed accompagnare Saretta nella seconda mezza si concretizza (almeno credevo).

Il viaggio scorre velocemente, tra una chiacchiera di sport, qualche consiglio e perché no anche del tempo per lavorare al pc (vista la mia assenza per 3 giorni).
Appena arrivati in stazione abbiamo come prima priorità quella di posare bagagli e dirigerci all'expo della Firenze Marathon per ritirare il pettorale di Gianni (io non ho nulla e ne approfitto per girovagare).
L'expo di un grande evento sportivo regala come sempre emozioni e piacevoli incontri.
Qualche atleta amico, qualche ragazzo che seguo, stand di marchi sportivi con i quali mi intrattengo e cerco collaborazioni per il futuro.
Ma qualcosa mi sfugge, in realtà non sono mai stato bravo in questo.
Qualcosa passa inosservato involontariamente e come se niente fosse, tra le centinaia di persone che affollano la struttura, io e Gianni ci facciamo strada e andiamo via: albergo-doccia-relax, per poi andare tranquillamente a cena ed a letto presto.

L'albergo è un B&B fuori città, molto bello e facile da raggiungere con i mezzi.
Zona tranquilla, fin troppo, ma bene così per chi deve gareggiare o comunque nona vere troppa confusione attorno, soprattutto il sabato sera prima di un grande evento.
Da sempre non sono stato amante della televisione, soprattutto in camera (negli anni in cui vivevo a Roma sarà stata accesa solo per vedere eventi sportivi), mentre qui c'è un bel televisore a muro, compreso di sky. Un letto ad una piazza e mezza sul quale posso distendermi, accendere il pc e mendare in sequenza random la mia playlist di mp3.

Sono li che penso e ascolto musica, stranamente non ho la pagina Facebook aperta, ma il telefonino mi segnale un messaggio privato.
Qualcosa cambia in 2 minuti, il tempo di andare sulla pagina, rispondere al messaggio (con il cellulare non sempre riesco ad effettuare operazioni del genere) e dentro di me cambia qualcosa, che in breve tempo mi fa decidere di non correre domani mattina tra gli atleti, ma di fare semplicemente da spettatore, da coach sul campo di gara e valutare da fuori qualunque cosa possa essere d'aiuto per migliorare le prestazioni (anche se il pensiero reale è un altro).

Ore 7 di domenica mattina.
Pantaloncini, maglietta, scarpette e Garmin: sono pronto per andare a correre prima di raggiungere la gara.
Fatico nei miei 18km, il passo non va, la sensazioni di fatica è molta e il respiro sempre più pesante. Strano, ieri sera pizza & acqua, a letto presto...boh non so. Breve sosta per un bisogno fisiologico e capisco cosa c'è che non va. Grondande di sudore, vedo la maglia zuppa e con essa i pantaloncini. LA percezione di umidità è forte ed suo tasso nell'aria la rende quasi satura.
Penso tra me e me " sarà davvero dura oggi per i ragazzi". Così sarà infatti, per molti.

ore 9:30 sono al 5°km pronto a vedere i passaggi, poi di nuovo al 15°, quindi al 36°-38°.
Valuto le facce dei ragazzi, constato i cali di ritmo e vedo la fatica nei loro volti. So bene cosa voglia dire correre in quelle situazioni climatiche. Il passo si fa sempre più pesante, il senso di spossatezza è alto, le energie vanno via con maggiore velocità. Non è facile gestire lo sforzo in tali condizioni, non è facile capire quando si è ben idratati, poco idratati o troppo, tutto può variare in un attimo e si rischia di non fare a tempo nel compensare perdite di liquidi ed il gioco è fatto.

Il finale di gara lascia l'amaro in bocca a qualcuno e la gioia ad altri.
La maratona è così, come tutte le gare o prestazioni di lunga distanza e durata. Sei preparato al meglio, allenato e pronto, hai fatto tutto bene....però quel giorno qualcosa non gira per il verso giusto, qualcosa non è come sempre, come quando ti alzi la mattina e nel tuo lungo di 36km sembra che hai energie infinite. In 2-3-4-5h di gara, tante e troppe sono le variabili che non puoi prevedere e che sono nascoste attimo dopo attimo. Bisogna accettarle, subirle e cercare di vincerle per arrivare li sotto il traguardo e appendere quella tanto desiderata medaglia al collo.
Li su quel rettilineo lungo 50-100m dove tutta la fatica, tutti i dolori e le sofferenze svaniscono, li dove sai che hai fato qualcosa di grande e che comunque sia andata ne è valsa la pena esserci.

Il dopo gara poi si sa, viene vissuto con una doppia faccia, contenta o triste a seconda dell'esito. Questo però non deve compromettere l'appagamento che c'è, la condivisione con gli amici, il festeggiare e soprattutto la voglia di continuare, di andare avanti verso nuovi stimoli e altri obiettivi.

Se un giorno è andato male, non vuol dire che sarà sempre così.



mercoledì, ottobre 22, 2014

ON Running - Cloudsurfer

Passata l'ondata Ironman di Maiorca, con tutti gli spunti ed i punti su cui lavorare, capire e migliorare per la stagione agonistica 2015, ho ripreso con molta calma e tranquillità gli allenamenti.
Tutto in maniera molto soft, senza ritmi e senza linee prefissate. Così sarà almeno fino a fine ottobre, poi inizierò con qualcosa di più concreto e finalizzato.

Proprio in questo periodo sto avendo modo di provare una nuova tipologia di scarpa.
Si tratta di un nuovo marchio, nativo in quel di Svizzera, dall'idea di Olivier Bernard, pluricampione di Duathlon e di Triathlon su distanza Ironman.


ON-Running


Già molto diffusa nell'ambito del triathlon, molto meno o quasi sconosciuta nel panorama podistico.
Scarpa che fuoriesce dagli schemi tradizionali e che richiama per alcuni aspetti la tanto ricercata corsa naturale.
Caratteristica di questa tipologia di scarpa è la presenza nel battistrada dei "Cloud". Si tratta di una sorta di nuvole che fungono contemporaneamente da sistema ammortizzante e sistema propulsivo, il tutto varia in base all'appoggio del piede e da come esso possa variare durante le diverse fasi della corsa.
Sostanzialmente la funzione di questi Cloud è quella di fornire un' ammortizzamento durante l'appoggio del piede, trattenendo quindi l'energia dell'impatto del piede al suolo, rilasciare l'energia. accumulata sotto forma di energia propulsiva ne momento in cui si ha la fase di spinta del piede.
Così facendo si limita al massimo in dissipamento di energia e si riproduce al meglio la trasformazione di energia che avviene nelle strutture tendinee muscolari: "STIFFENESS".

In aggiunta i Cloud forniscono un sistema di stabilità, adattandosi ai singoli movimenti del piede, fornendo così il miglior sostegno strutturale possibile.
Si realizza così una condizione nella quale il piede percepisce una situazione simile a quella "naturale", con la differenza che la presenza dei Cloud offre una maggiore comodità e confort all'impatto, senza però ostruire l'elasticità e la propulsione della cinematica del passo durante la corsa.

 
Nel mio caso sto avendo modo di provare il  modello Cloudsurfer, scarpa dal peso contenuto (260g), consiglia per delle velocità intermedie che variano tra i 4'-5'/km. Già qui si intuisce che la tipologia possa abbracciare una vasta area di atleti, sia come scarpa da allenamento che come scarpa da usare in gara.
Al primo impatto le sensazioni sono state molto contrastanti, sebbene personalmente sono abituato a correre con scarpe a ridotto drop. Ma qui appunto parliamo di una qualcosa di differente.
Iniziando con sedute di fondo lento da subito si è percepita la capacità della scarpa di sorreggere l'impatto più marcato, dovuto dal ritmo lento della falcata e dal maggior tempo di appoggio del piede al suolo. Avendo un appoggio abbastanza regolare non ho potuto apprezzare la capacità adattativa indotta dai Cloud. Provando allunghi, variazioni di ritmo ho apprezzato la reattività e la facilità con la quale la scarpa riesce ad accompagnarti ed assecondarti nella fase propulsiva.
La cosa che maggiormente mi ha stupito è la risposta che ho avuto negli allenamenti collinari. Non essendo uno specialista del sali-scendi, pecco in tecnica nella fase di discesa appoggiando molto la parte posteriore del piede. Qui la scarpa mi ha fornito un notevole supporto e mi ha dato l'impressione di ridurre al minimo il contrasto all'avanzamento indotto dalla mia "corsa frenata" in discesa.
Provata anche su brevi tratti sterrati e sconnessi, dove le caratteristiche dei Cloud sopra elencate si sono riprodotte pienamente, facendo si che l'appoggio risultasse sempre perfetto, limitando di conseguenze la possibilità di sovraccaricare in maniera anomale le caviglie.